Los Angeles conosce bene la violenza, e proprio per questo tiene gli occhi aperti. La guerra a tutto campo tra le sue due etnie più forti, gli afroamericani e i latini, sta mietendo vittime e alzando a livelli allarmanti il tasso di scontro in città.
Uno scenario ben rappresentato dai numeri, quelli illustrati recentemente in un rapporto inquietante che sottolinea il conflitto razziale che si respira in città: Eric Hass riporta sul L.A. City Beat che "conflict between African Americans and Latinos is the most serious and troubling feature of inter-group relations in Los Angeles County. African Americans were targeted in 40 percent of all hate crimes reported last year, 69 percent of which were committed by Latinos. The study also found that Latinos were the second-most targeted racial group, and 81 percent of the crimes committed against them were perpetrated by African Americans".A livello assoluto, tuttavia, emerge un dato inequivocabile, pubblicato da The Times: dalle statistiche della polizia dal 1994 al 2006 risulta che ci sono stati quasi cinque volte più omicidi, rapine e altri crimini violenti commessi da latini contro afroamericani rispetto al contrario.
Una guerra che sembra essere più acuta dove il ricambio demografico è più alto. Black Flight, intere famiglie di afroamericani se ne stanno andando dalla città verso suburbia, o verso altri Stati. Dove sopravvivere sembra essere più facile, dove le case costano meno. E il territorio viene poco alla volta presidiato dai latini, messicani, ma anche centroamericani. Così il conflitto prende il colore della sopravvivenza, dell’illusione di preservare, o impugnare, posti di lavoro, posti a scuola, posti per dormire. E poi gang, controllo della malavita, droga, prostituzione, armi.
Tempo fa Sam Durant, uno degli artisti che più si è speso per raccontare la genesi della questione razziale negli Stati Uniti, raccontava di una chiesa a South Central, la R.M. "Schindler’s Bethlehem Baptist": un gioiello progettato da Schindler, l’unica chiesa da lui costruita, purtroppo corrosa dal degrado dell’area. Curiosando qua e là, gli afroamericani dicevano che i latini non avevano neppure rispetto della chiesa. E i latini ribaltavano l’accusa ai danni degli afroamericani. Accusandosi, insomma, di riempire una chiesa di graffiti. Questo episodio, minimo, riesce a raccontare più di ogni altra cosa il clima che si respira.
In tutta la faccenda, a pagare il prezzo più alto sono gli afroamericani. Ci sono ricerche che indicano come, a parità di condizioni, un datore di lavoro tenda ad assumere un latino rispetto a un afroamericano: la mancanza di un "patrimonio culturale" legato alla lotta, alla rivendicazione dei diritti, alle forme di sindacalizzazione, rende infatti il latino più innocuo e controllabile. Cosi, l’attitudine al lavoro dei neri viene percepita come negativa, incrementando i tassi di disoccupazione e fomentando la spirale della criminalità organizzata, e specialmente del razzismo.
Una guerra su più livelli: in parte alla luce del sole, in parte sottotraccia. Epicentro dello scontro è il quartiere di Harbor Gateway, estremo sud della metropoli. La comunità afroamericana sembra stia soccombendo. Kerman Maddox, membro dell’African American Summit on Violence Prevention lancia l’allarme, citando un episodio emblematico: "Un afroamericano di diciannove anni, non appartenente ad alcuna banda, è stato recentemente ucciso da un membro della gang latina ‘204th Street’. Sapete il motivo? Quest’ultimo era infuriato perché un afroamericano aveva appena sconfitto un latino in un incontro di boxe". A questo punto viene richiesto un pronunciamento chiaro ed inequivocabile ai leader latini, fino ad oggi silenti, per mettere un freno alla deriva violenta. Tanto più se si considera che al Consiglio Comunale di Los Angeles - il cui sindaco è Antonio Villaraigosa - latini e afroamericani siedono nello stesso gruppo.
Ma la sensazione è che non sia più una questione dirimibile dalle autorità e le forze dell’ordine. Alla radice di questo conflitto c’è una commistione di fattori, dei quali quello economico non è necessariamente il più importante. E’ in atto una guerra di sopravvivenza tra due etnie che hanno combattuto a lungo per le stesse battaglie, quali stipendi accettabili, giustizia, lotta ai soprusi della polizia. Oggi, sfruttando un momento da "ventre molle" della società losangelina, sembra che sia scoccata l’ora della resa dei conti, una guerra senza scrupoli per sancire che in città non c’è posto per tutti.