Politica

Nuove minacce, nuove strategie: prosegue la lotta al terrorismo internazionale

07 Mar 2010 | BY REDAZIONE     

Il fallito attentato al volo della Delta Airlines, e le conseguenti polemiche sull’incapacità di previsione dei servizi di intelligence statunitensi, hanno riportato a Washington un clima caratterizzato da tensioni, paure e critiche.

Per certi versi l’opinione pubblica sembra essere ricaduta in un isterismo dettato dalla paura che possa verificarsi un nuovo 11 settembre e alla Casa Bianca quanto successo ha suscitato una dura reazione da parte di Barack Obama. Nei giorni immediatamente successivi, l’esecutivo ha però deciso di riportare entro limiti precisi le dichiarazioni dei funzionari e la linea strategica da seguire, in modo da poter rispondere più efficacemente a minacce terroristiche in territorio nazionale o in caso di attacchi contro le sedi diplomatiche nel mondo. L’immediata chiusura dell’ambasciata in Yemen ha indotto molti analisti a pensare alla possibilità di pesanti ed immediate ritorsioni di tipo militare contro i campi di addestramento di Al Qaeda nel paese. Per alcuni giorni gli organi di stampa hanno prospettato l’apertura di un nuovo fronte di guerra, il terzo nella regione, e quindi la possibilità di interventi diretti dei militari in suolo yemenita. Nulla di tutto ciò è avvenuto e l’apparente immobilità statunitense sembra poter essere un ulteriore prova del nuovo corso che Barack Obama ha impresso all’approccio dell’esecutivo verso le questioni di politica internazionale. John Brennan, consigliere del presidente per il terrorismo con alle spalle una lunga carriera nella CIA, ha dichiarato che l’esecutivo statunitense è pronto a sostenere il governo di San’a e che gran parte dei 90 prigionieri yemeniti di Guantanamo saranno rimpatriati nel loro paese solo nei tempi opportuni e nei modi adeguati. Quest’ultima precisazione è senza dubbio un segno del fatto che, pur volendo supportare il governo yemenita nella lotta ad Al Qaeda, la Casa Bianca preferisce non correre il rischio di dover assistere a pericolose evasioni di terroristi pronti a rientrare attivamente nella lotta contro gli Stati Uniti. Per questo motivo i servizi di intelligence statunitensi collaboreranno maggiormente con il Mukhabarat yemenita e il GSS saudita, attivo in Yemen già da qualche tempo, così da poter monitorare le attività dei gruppi sospettati di far parte di Al Qaeda o di essere in contatto con Nasser Al Wahishi, uno dei leader qaedisti più attivi nella zona negli ultimi mesi.


 

 

 

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