Politica

Washington ed Ankara, alleanza a rischio?

07 Mar 2010 | BY SIMONE COMI     

Quale sarà, nel prossimo futuro, il senso della partecipazione nell’Alleanza Atlantica di una Turchia che sembra essere sempre più rivolta verso oriente?

Questa la domanda che molti si sono posti a Washington dopo il colloquio tra il presidente statunitense Barack Obama ed il premier turco Recep Erdogan. Intensificazione degli interventi delle unità combattenti turche impegnate nella missione Enduring Freedom in Afghanistan e revisione delle regole d’ingaggio, che hanno finora limitato le attività di contrasto e prevenzione degli attentati nell’area, sono state le richieste avanzate dalla Casa Bianca al governo turco. Obama ha inoltre auspicato l’appoggio di Ankara sulla questione del nucleare iraniano ma la risposta di Erdogan è sembrata però piuttosto elusiva. Il leader turco ha infatti confermato che il governo potrebbe impegnarsi nel ruolo di mediatore, senza però specificare le modalità del possibile intervento diplomatico né fornire garanzie rispetto alla reale volontà di ritagliarsi un ruolo in questione così spinosa, ruolo che potrebbe rivelarsi piuttosto oneroso in termini di appeal politico nella regione. Secondo le intenzioni della Casa Bianca, Ankara dovrebbe inoltre giocare un ruolo fondamentale nella normalizzazione della regione di Kirkuk, nel nord dell’Iraq, controllata dai curdi ma geograficamente e politicamente vicina alla Turchia. L’amministrazione Obama potrebbe trovare nell’esecutivo guidato da Erdogan un prezioso alleato per la stabilizzazione di una zona vitale per l’economia dello stato iracheno. Anche in questo caso resta però da verificare quale sarà il grado di impegno del governo turco nel sostenere le strategie statunitensi.

La presunta volontà della Turchia di proporsi come primo interlocutore per le questioni riguardanti la regione del Medio Oriente allargato potrebbe costituire l’ostacolo più grande per le relazioni tra i due paesi. Sembra potersi escludere a priori l’ipotesi che gli Stati Uniti accettino un ruolo di secondo piano in situazioni che potrebbero lederne gli interessi nella zona. La Casa Bianca cercherà quindi di dimostrare di poter ricoprire il ruolo di guida in grado di orientare le scelte dei partner e il pragmatismo di Barack Obama potrebbe rivelarsi un elemento fluidificante nel momento di attrito tra i due attori. Non si può tuttavia escludere l’ipotesi che, nel caso di aperti dissidi con gli alleati vogliosi di affrancarsi dalla strategia statunitense, il presidente decida di agire unilateralmente per preservare le posizioni e gli interessi di Washington nella regione.

 

 

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