Economia

Il world wide web, nuovo campo di battaglia delle guerre economiche

07 Mar 2010 | BY SIMONE COMI     

Dopo lo spazio terrestre, marittimo ed aereo ora sono le immense distese del web, ed il controllo su di esse, a scatenare le mire degli Stati.

Dopo una settimana di scambi d’accuse tra il colosso economico Google e il governo cinese, l’intervento del Segretario di Stato Hillary Clinton sembra aver scatenato nuove tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina. Nel testo del discorso pronunciato al “Freedom Forum” di Washington la Clinton ha attaccato duramente i cyber terroristi, sottolineando al contempo che il governo statunitense incoraggerà il rispetto delle regole già esistenti e favorirà il sorgere di un nuovo codice di regolamentazione per i crimini telematici internazionali, così da poter far fronte a possibili azioni illecite. Le parole del Segretario di Stato sono sembrate un monito, neanche troppo velato, alla Cina, le cui autorità hanno violato le caselle di posta elettronica di alcuni dissidenti politici imponendo la censura a blog e siti ritenuti “scomodi”. Sia a Pechino che a Washington è chiaro che la questione potrebbe diventare esplosiva, soprattutto nel prossimo futuro. Gli attacchi informatici sembrano essere la prossima frontiera degli scontri fra Stati. Scontri di tipo economico, commerciale o politico. Solo in Cina, secondo quanto affermato dalle autorità governative, internet ha 348 milioni di utenti, 3,68 milioni di questi sono proprietari di un sito o gestiscono uno fra i 180 milioni di blog attivi.

Gli interessi legati allo scambio di informazioni o transazioni commerciali legati alla rete telematica sono ingenti e, allo stato attuale delle cose, il world wide web rischia di trasformarsi in uno spazio senza governo né tutela alcuni. Oltre alla Cina, i paesi chiamati in causa dal Segretario di Stato sono l’Iran, la Tunisia, l’Uzbekistan, l’Arabia Saudita ed il Vietnam: mercati telematici in cui potrebbe rivelarsi rischioso cercare di aprire anche solo piccole transazioni commerciali via web. Potrebbe quindi non essere lontano il giorno in cui una guerra economica si condurrà dietro ad un monitor, con conseguenze potenzialmente devastanti per il paese sotto attacco e le vite di milioni di cittadini. Per un governo intenzionato a colpire interessi stranieri sarebbe semplice, e meno dispendioso in termini politici ed economici, mettere in difficoltà le società multinazionali con sede nel paese ostile o decidere di attaccare direttamente i siti che gestiscono informazioni sensibili, piuttosto che pianificare un attacco militare di tipo convenzionale. Per questo si può presumere fin d’ora che la guerra telematica sarà la prossima frontiera del confronto tra gli stati o tra attori economici di un certo peso. In un mondo che, anche grazie alla rete telematica, è sempre più economicamente interdipendente, non saranno solo le entità statali tradizionali a scontrarsi per ottenere risorse capaci di accrescerne la potenza. A titolo esemplificativo basti pensare alla libera informazione sul web, che potrebbe rivelarsi un facile, quanto letale, strumento per la destabilizzazione di importanti colossi economici quotati sui maggiori mercati internazionali.

Gli Stati Uniti dovranno probabilmente assumersi il doppio ruolo di difensori delle “libertà telematiche” e di controllori in grado di fermare possibili cyberattacchi, contro siti governativi e non. Per far questo, il Congresso ha chiesto a Hillary Clinton di utilizzare un primo stanziamento di 45 milioni di dollari, che verranno messi a disposizione delle organizzazioni che supportano i “dissidenti informatici” nei paesi che applicano la censura telematica. L’invito dei congressman potrebbe essere solo il primo passo verso uno scontro che rischia di essere cruento quanto silenzioso, invisibile gli occhi dell’opinione pubblica ma ugualmente letale.

 

 

 

 

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