A dodici mesi dal giuramento del presidente che ha promesso il cambio di rotta in politica estera, gli Stati Uniti restano l’unica vera potenza militare a livello globale.
A dodici mesi dal giuramento del presidente che ha promesso in campagna elettorale il cambiamento della strategia, e dell’approccio, della Casa Bianca alla politica estera, gli Stati Uniti restano l’unica vera potenza militare a livello globale. Truppe impegnate in Iraq ed Afghanistan, quasi 200.000 unità in tutto, effettivi schierati in Europa, 80.000 unità, nella regione del Pacifico, più di 70.000 unità, e nell’area africana e mediorientale, circa 12.000 unità. Proseguire la lotta al terrorismo inaugurata dall’amministrazione Repubblicana dopo l’11 settembre 2001 comporta però dei costi economici altissimi: la spesa per il Pentagono crescerà nel prossimo biennio fino a superare la soglia dei 700 miliardi di dollari, di cui 159 saranno destinati al mantenimento della missione Af-Pak. La sensazione prevalente a Washington è che l’impegno militare proseguirà ben oltre il 2012 e molti analisti indicano nel 2015 la data di effettivo ritiro. Nella regione dove si concentra maggiormente lo sforzo statunitense, la tattica della Casa Bianca è apparsa chiara: rinforzare la componente militare della lotta, in Afghanistan, e incrementare invece le attività in Pakistan, nei cui cieli i droni hanno effettuato nell’ultimo anno 53 missioni, un aumento importante rispetto alle 36 dell’anno precedente.